story

1935

Giovanni Pascale: Cercherò di raccontare un sogno..
(Anni Trenta)

Io avevo dieci anni, Gino poco più di undici, vivevamo nella nostra casa di Benevento, piccola città di provincia. La stanza mia e di Gino era al II piano; i balconi davano su di una terrazza dalla quale lanciavamo in continuazione aeroplanetti di carta, che planando atterravano sui tetti sottostanti.

Costruivamo con fogli di quaderno questi modellini che in gara tra noi cercavamo di far andare sempre più lontano.

Eravamo ragazzi animati da una grande passione per le macchine volanti: i modellini di carta erano la prima espressione di questo nostro grande interesse che inevitabilmente ci portò all’aeromodellismo. L’occasione venne un giorno che nelle classi del Liceo Giannone da noi frequentato venne fatto circolare un giornaletto chiamato L’Aquilone dal quale prendemmo l’indirizzo della Movo di Milano, fornitrice di scatole di montaggio e materiale per aeromodelli.
Scrivemmo subito alla Movo ed in pochi giorni ricevemmo il catalogo, dal quale scegliemmo il modello a elastico a tubo M5.

Ultimato l’anno scolastico partimmo per la campagna, Faicchio, senza ricevere il pacco tanto desiderato. Occupammo egualmente il tempo in preparativi allestendo un piccolo laboratorio ricavato da una stanzetta che noi stessi sgombrammo e pulimmo. Mancavano naturalmente gli attrezzi che riuscimmo ad avere qualche giorno dopo. Infatti, mio padre che periodicamnete si recava per la professione a Benevento, fu da me interessatamente accompagnato. Riuscii a convincerlo ed insieme ci recammo da un ferramenta, dove comperammo tutti gli attrezzi. Avemmo così il nostro primo archetto, la nostra prima assicella, il nostro trapano.

Conoscemmo in quei giorni un ragazzo di Fontanavecchia, Frazione di Faicchio, anche lui appassionato di aeromodellismo. Si chiamava Mario Brioli. Ci aiutò molto nella realizzazione del primo modello che finalmente arrivò per posta. Portammo subito il voluminoso pacco in laboratorio, l’aprimmo e con nostra grande costernazione constatammo che il tubo centrale era rotto. Scrivemmo subito dell’accaduto alla Movo che gentilmente e con molta sollecitudine ne inviò subito un altro.

Iniziammo quindi il montaggio dell’ala seguendo alla lettera le istruzioni della Movo ed aiutati da Mario riuscimmo a completare il modello, che in breve fu pronto per il volo. Purtroppo questo nostro primo modello non volò per la rottura della matassa elastica che frantumò la fusoliera.

Disillusi, ma non per questo domi, iniziammo immediatamente a fare programmi per l’avvenire. Ormai le scuole erano prossime all’apertura ed infatti con tutta la famiglia ci trasferimmo di nuovo a Benevento. Continuammo a leggere L’Aquilone e ricordo benissimo la grande aspettativa che ci accompagnava ogni qualvolta che dal giornalaio ritiravamo il nuovo numero. Tramite questo giornale eravamo aggiornati di quanto accadeva nel mondo aeromodellistico ed aeronautico e questo era per noi molto importante in quanto eravamo sempre a caccia di informazioni.

Decidemmo intanto di costruire il nostro secondo modello volante scegliendo sempre dal catalogo Movo, l’M8, che costruimmo in un tempo brevissimo. Le scuole erano cominciate e tutta questa attività si svolgeva di nascosto da mio padre che per lo studio era severissimo. Prendemmo così l’abitudine di lavorare la sera tardi. Infatti, appena i nostri genitori uscivano io e Gino saltavamo giù dal letto per lavorare sino a tardi alla struttura ed al rivestimento dell’M8…

L’intera storia dei Pascale è stata raccolta in una pubblicazione, “L’aviazione dei fratelli Pascale” disponibile su ibs.it

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